29 maggio 2006

Salviamo il Vittorio Veneto... ma chi salverà noi?

Da mesi si sente parlare dello smantellamento del Vittorio Veneto. Ormai in disarmo, si sta pensando di trasformare questa gloriosa nave in lamette da barba e scatolette di tonno.
Per evitare questo scempio, è sorta l'Associazione Nave Museo Vittorio Veneto (hanno anche un sito internet facile facile da ricordare: associazionenavemuseovittoriovenetocimeliostorico.it!). Lo scopo, si legge sul sito, è "salvare il Vittorio Veneto perché solo esso oggi rappresenta la storia italiana sul mare, la tecnologia navale italiana, perché esso può diventare una superba attrazione turistica e uno splendido centro per l’educazione al rispetto del mare e della pace".
Sarà! Però il progetto iniziale si è arenato (come già capitò qualche anno fa in Albania al glorioso vascello) nella cruda realtà: il Vittorio Veneto è pieno di amianto.
Questo aspetto, di scarso peso finché sul Vittorio Veneto ci hanno vissuto centinaia di marinai, è ora diventato una questione di primaria importanza: servono circa 300.000 (trecentomila) euro per la bonifica e né lo Stato né la Marina hanno intenzione di sborsarli.
Pare che tutti questi soldi non vogliano sborsarli neanche quelli dell'Associazione Nave Museo Vittorio Veneto. I quali hanno iniziato a bussare a cassa ovunque: Presidente della Repubblica, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Regione Puglia, Comune di Taranto e Marina.
Alcuni consiglieri regionali tarantini hanno preso a cuore la questione (chissà che non porti qualche voto in più), impegnandosi a perorare la causa.
Pare strano però che si pensi di bonificare una nave (per quanto gloriosa) a spese di una regione che ha appena terminato il censimento dei tetti in amianto. Solo in Puglia, ne sono stati trovati più di 5.000.
La cosa simpatica è che i proprietari degli edifici da bonificare (spesso ignari della situazione in cui versano) dovranno provvedere alla rimozione dell'amianto a proprie spese. Sì, perché la legge stabilisce che sia l'inquinatore a pagare.
Questo vuol dire che migliaia di famiglie dovranno chiedere un mutuo per sanare una situazione per la quale non hanno colpa e per la quale rischiano la salute (ricordate l'articolo 32 della Costituzione? "La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti": cure gratuite sì, prevenzione no). E mentre migliaia di persone hanno vissuto sulla Vittorio Veneto senza che nessuno si preoccupasse dei rischi per la loro salute, ora che invece si vuole trasformarla in museo, ecco che per magia si cercano i soldi per la bonifica.
Salviamo il Vittorio Veneto... ma chi salverà noi dall'amianto?

La geopolitica

C'è un signore paffuto e con i baffetti che ogni giorno pontifica in televisione.
Sa tutto di tutto e di tutti. Bacchetta amministratori comunali, cittadini e commercianti a seconda del bisogno.
Oggi aveva qualcosa da dire sulla vittoria del Taranto sul Melfi.
Non ci sono dubbi: il Taranto ha meritato la vittoria. Perché era più forte dell'avversario? No! Perché, a detta del signore paffuto e con i baffetti, Taranto è la terza città del meridione per numero di abitanti.
Mi son fatto un po' di conti e mi sono ricordato di almeno due città del meridione con più abitanti di Taranto: Palermo e Catania. In realtà, anche Messina ci supera in questa classifica.
Evidentemente, il signore paffuto e con i baffetti ha considerato a parte l'Italia insulare, giusto per dare più risalto alla sua teoria.
Comunque, questo servizio di grande giornalismo sportivo mi ha dato lo spunto per guardare la classifica nazionale delle città più abitate.
Ebbene, chi lo avrebbe mai detto?
Taranto è sedicesima, con più del doppio degli abitanti di Lecce (201.349 contro 83.237).
Eppure, soffermandoci al calcio, il Taranto è in C2 e il Lecce è (era) in serie A.
C'è qualcosa che non quadra?

11 maggio 2006

La banda della GdF a Taranto

Grande successo ieri per il concerto della Guardia di Finanza.
Dopo aver assistito alla processione di San Cataldo (che, ieri come non mai, ha fatto una corsa per le vie del Borgo come se fosse inseguito da qualche malintenzionato), migliaia di Tarantini hanno ascoltato la banda diretta dall'Avetranese Leonardo Laserra Ingrosso.
Per l'occasione, Piazza Maria Immacolata è stata presidiata da un esercito di finanzieri.
Intimoriti dalla presenza di tante Fiamme Gialle, alcuni negozianti hanno preferito abbassare le saracinesche (non si sa mai che qualche zelante funzionario entrasse a dare un'occhiata alla merce).
Il contrabbandiere che di solito sosta all'angolo fra via d'Aquino e via Acclavio ha dovuto sbaraccare.
Più fortunati gli extracomunitari che vendono CD e DVD pirata e cappellini taroccati in via d'Aquino: approfittando della festa patronale, hanno potuto trasferirsi sul lungomare di Taranto Vecchia, dove, controllati a vista dai Vigili Urbani, hanno fatto affari come non mai.
Terminato il concerto, andata via la Guardia di Finanza, il commercio nel centro cittadino è tornato alla normalità.

03 maggio 2006

Miss K - 2

Hanno chiuso il bagno pubblico di via Santissima Annunziata.
Delusione tra gli incontinenti tarantini, già tornati a fare i propri bisogni per strada!

Gasolio self service

Nella notte tra l'uno e il due maggio da una delle cisterne della raffineria Agip di Taranto si sono riversate alcune decine di miglialia di litri di gasolio.
L'intervento dei pompieri è avvenuto solo in mattinata, a causa di un ingorgo sulla statale 106: diffusasi la notizia, centinaia di automobilisti si sono precipitati sul posto armati di taniche.
Immediata la reazione dei mercati all'incidente: il prezzo del carburante è schizzato ai massimi di sempre.

Sembra che l'incidente sia stato causato dalla vetustità del conteiner: la lamiera si è aperta come burro.
Visto il numero e le notevoli dimensioni dei silos presenti nella zone, è stato predisposto un servizio di controllo per evitare che qualche automobilista si rechi nottetempo a fare il pieno armato di cannucce.

Come sempre succede a Taranto in questi casi, l'ambiente non ha subito alcun danno. Il gasolio si è riversato in una vasca adiacente il serbatoio, evitando di contaminare il terreno circostante.

I Tarantini tirano un sospiro di sollievo: il nostro mare e la nostra terra, notoriamente puliti e limpidi, si sarebbero un po' sporcati.

02 maggio 2006

Per chi suona la campana


Oggi mi sento in vena di buone azioni.
Ho qualche euro in tasca e vorrei devolverli in beneficenza.
Generalmente, faccio una donazione all'UNICEF.
Sapete, con appena 20 € è possibile far vaccinare un bambino; con 70 € è possibile acquistare bustine di sali reidratanti per 1.000 bambini (sembra incredibile, ma ancora oggi si muore di dissenteria in certi paesi e queste bustine sono in grado di salvare tantissime vite) e così via.
Ho pensato anche a Medici Senza Frontiere o ad altre organizzazioni umanitarie.

Però... però queste associazioni si occupano esclusivamente di salvare vite umane. Sì, salviamo qualche bambino, qualche contadino che, in un paese sperduto chissà dove, è saltato in aria su una mina antiuomo.
E dopo? Che facciamo dopo che gli abbiamo evitato la morte? Come fare ad allietare la triste vita di chi sta peggio di noi?

Ecco, devo dare i miei soldi a qualcuno che possa sollevare lo spirito dei bisognosi e, perché no, anche il mio.

Gira e rigira, oggi sono stato colto dalla folgorazione divina.

Pare che la chiesa di San Pasquale abbia bisogno di fondi. No, non per la propria mensa dei poveri (aperta dal precedente parroco), per un'opera molto più nobile: la ristrutturazione del campanile.

Attenzione: questa non è la solita operazione di facciata. Non si tratta del solito lavoro di restauro. Il campanile non sta cadendo a pezzi. Non c'è il rischio che un parrocchiano, entrando in chiesa, si becchi un pezzo di campanile sulla testa (una morte del genere garantirebbe l'indulgenza per tutti i peccati? Chissà!).

Peggio: le campane non suonano più. I fedeli non sono più richiamati dal loro rintocco. Sentono le campane della concorrenza e magari per questo si dirigono verso altre chiese più belle e più accoglienti.

Ecco quindi che sorge l'imperativo di raccogliere i fondi per avviare i lavori. I fedeli hanno dato qualcosa ma, ahimè, non hanno ben presente l'importanza di una simile opera: i soldi non bastano.

Fortuna che è venuta in soccorso un'azienda tarantina (anche a Taranto esistono le persone generose) che ha donato un'ingente cifra.

Lavori in corso da un mese, costo stimato: 28.000 euro.

1.400 bambini potranno aspettare ancora un po' per la loro vaccinazione. La campana, non suona per loro.

28 aprile 2006

Miss K

Si sente spesso dire che Taranto è la città con la più alta incidenza di tumori in Europa.
Oggi però vorrei parlarvi di un'altra emergenza sanitaria, di un'altra malattia che affligge una grossa percentuale dei nostri concittadini: l'incontinenza.

Passeggiando la sera (dopo l'orario chiusura dei negozi) per le vie del centro, è facile imbattersi in un povero ammalato che, rivolto verso un muro, dà sfogo ai propri bisogni corporali. Non è colpa sua, ma della malattia che lo affligge.

I luoghi preferiti sono Piazza della Vittoria (sotto l'Archita), Piazza Maria Immacolata (più amata dai grafomani che dagli incontinenti) e via Santissima Annunziata.
Soffermiamoci su quest'ultima via, il cui nome è poco noto ai più: si tratta di quella stradina, alle spalle di via D'Aquino, che va da Via Acclavio a via de Cesare.

Mentre Piazza della Vittoria è molto frequentata dagli incontinenti più giovani (età media intorno ai vent'anni), Via Ss. Annunziata ha un'utenza più eterogenea. Sarà perché questo posto ha un qualcosa di magico, che lo rende quasi un luogo staccato dal resto della città, calato in un'altra epoca: poche macchine, pochi pedoni, palazzi vecchi e quasi tutti disabitati.
proprio per questi motivi, questa strada diventa di notte la meta preferita degli incontinenti tarantini. I quali, approfittando dello scarso traffico di auto e di persone, trovano facilmente un angolino tranquillo in cui liberarsi la vescica. Provate a passare la mattina presto e troverete entrambi i lati di quei 50 metri scarsi di strada pieni di macchie gialle (non è necessario avere una buona vista: seguite il vostro naso).

Il Comune, da sempre attento ai problemi di salute dei Tarantini. ha aperto, circa due anni fa, dei bagni pubblici proprio in questa via (quale posto migliore?). Rimanevano però scoperte le ore notturne e del primo pomeriggio, durante le quali i bagni venivano chiusi e gli incontinenti erano costretti ad utilizzare la strada.
Le dimissioni del Sindaco hanno aggravato la situazione: il vespasiano è stati chiuso, a dispetto dei crescenti problemi di salute dei Tarantini.
Insomma: la quantità di pipì riversata quotidianamente in strada ha avuto un forte incremento, rendendo vani gli sforzi degli spazzini (i quali sono costretti a lottare contro questo fiume di urina armati solo di scope di saggina). Il cattivo odore è diventato insopportabile anche per gli incontinenti i quali hanno dovuto fare una scelta: cercare altri lidi oppure ingegnarsi.
Di abbandonare via Ss. Annunziata non se ne parlava (troppo bella come strada): occorreva pertanto un atto di forza.


Ecco quindi che, qualche giorno fa, qualcuno ha forzato la porta del bagno (solo quello degli uomini: e le incontinenti donne? Classico esempio di maschilismo!) che ora rimane aperto 24 ore su 24.
Dotato di luce perennemente accesa (il che migliora l'illuminazione della zona), costituisce un ottimo sostegno contro l'incontinenza dilagante.
Pazienza per il crescente cattivo odore che esce dai bagni e che tra poco invaderà anche via D'Aquino (nessuno pulisce e nessuno richiude il bagno). Quando non si potrà più entrare, i Tarantini torneranno ad utilizzare la strada.

14 marzo 2006

Tutti al mare

Pare che il mare di Taranto sia inquinato.
A questa incredibile conclusione è giunta, dopo due anni circa di indagini, la Procura della Repubblica di Lanciano.
Sembra che il Golfo di Taranto fosse la meta preferita per scaricare decine di migliaia di tonnellate (novantamila in tutto) di rifiuti industriali non trattati provenienti da tutta l'Italia.
Puglia, Sicilia, Abruzzo, Molise, Marche, Basilicata, Lazio, Lombardia e forse Veneto. Scegliete qualche altra regione a caso: probabilmente lo schifo buttato nel nostro mare proveniva anche da lì.
Cosa ha dato il via a questa brillante operazione giudiziaria che ha portato all'arresto di 16 persone e alla denuncia a piede libero di altre 80 circa?
Forse un solerte magistrato ambientalista che, in vacanza sulle nostre spiagge, dopo un bagno si è ritrovato tutto unto come una patatina? No! troppo facile!
Il tutto è nato da una multa della polizia stradale. Sì: una multa. Avete presente quelle pattuglie che di notte fermano macchine e camion? Bene, pare che, uno dei 3.000 veicoli che per circa due anni hanno fatto avanti ed indietro tra Sicilia, Abruzzo e Puglia sia stato fermato per un controllo. E sembra che tale controllo abbia evidenziato incongruenze tra bolle di accompagnamento e carico trasportato.

Non si sono fatte attendere le reazioni di poltici e stampa locale.
Tutti indignati, pronti a scagliarsi gli uni contro gli altri. C'è chi accusa la Regione Puglia, colpevole di non aver effettuato i necessari controlli; chi dice che è colpa della vecchia giunta regionale; chi se la prende col Nord che utilizza il Sud come discarica...
Tutti contro queste aziende che hanno buttato in mare rifiuti industriali non trattati. Rifiuti che hanno rovinato il nostro mare.

Come se ILVA, Agip e Cementir gettassero ogni giorno acqua minerale nel Golfo.

Nessuno però ha fatto questa osservazione: se hanno scelto Taranto come pattumiera d'Italia, è perché, tonnellata di liquame in più, tonnellata di liquame in meno, nessuno avrebbe notato la differenza.
Il nostro mare fa schifo da quarant'anni, e non saranno certo stati questi ultimi avvenimenti a fare la differenza.

Evviva le nostre industrie che riversano in mare rifiuti opportunamente trattati. Evviva le petroliere che lavano le stive nel nostro Golfo. Evviva chi ora si finge indignato per qualcosa che va avanti ormai da troppo tempo.

Sapete che vi dico? La prossima volta che andrò a comprare il pesce, mi assicurerò che venga dalla Spagna.
Mercurio e metalli vari non fanno bene alla mia dieta.

10 marzo 2006

Stampa locale e arresti

Qualche giorno fa ho evidenziato il fatto che, a Taranto, non si fanno i nomi dei commercianti che vendono merce contraffatta, mentre si è pronti a sbattere in prima pagina chi non può difendersi.
Oggi leggo di un finto dentista che operava nel quartiere Solito da anni senza essere iscritto all'albo.
L'articolo (anche quello pubblicato sul Corriere del Giorno) dice che l'uomo è un Tarantino di circa cinquanta anni ma, ovviamente, non cita né il nome, né l'indirizzo dello studio.
Complimenti vivissimi alla stampa locale!

I fondi scolastici

Le scuole italiane non hanno abbastanza fondi.
Negli ultimi anni, il Governo Berlusconi ha diminuito i finanziamenti per le scuole pubbliche: sia quelli per l'acquisto della cancelleria e dei PC, che quelli per i POF (Piani di Offerta Formativa).
Eppure, a Taranto c'è chi è riuscito ad avere tanti di quei soldi, da non sapere come spenderli.
E' il caso dell'Istituto Pitagora il cui dirigente scolastico ha avuto la bella idea, circa un anno fa, di acquistare un tabellone elettronico. Per la palestra? No: per chi passeggia in via Di Palma!

Visto così, è certamente difficile capire il perché di questa spesa. Non c'è un orologio fisso (il che lo avrebbe reso almeno utile); non c'è un termometro (che avrebbe spinto la gente a guardarlo con maggior interesse). Questo tabellone si limita a far passare solo le informazioni riguardanti la scuola: orario delle lezioni e di accesso alla segreteria, corsi di studi, segnalazioni di assemblee...

Ci sarebbe da dire: se queste notizie sono tanto importanti (?), c'era bisogno di piazzare il tabellone a qualche decina di metri dall'istituto?
Non sarebbe stato meglio spendere questi soldi in materiale didattico?
(Ad onor del vero, bisogna ammettere che il Pitagora ha una sala computer che farebbe impallidire quella di una facoltà di Scienze dell'Informazione).

Bene! Guardate questa foto e ditemi se il mio è un suggerimento giusto o meno:

Visti i manifesti affissi proprio sotto, non sarebbe il caso di voltare questo strumento in tabellone funebre?
Appaltato alle pompe funebri, sapete quanti soldi ne ricaverebbe la scuola?

09 marzo 2006

Inquinamento e giustizia

Cosa fareste voi al responsabile di questo scempio?

Cosa fareste a chi gestisce un'industria che, da sola, immette nell'atmosfera un quantitativo di diossina pari all'8,8% del totale europeo?

No, niente gogna, per carità. Siamo in un paese civile, per cui limitiamoci a chiedere qualche annetto di galera.
Ebbene, la giustizia ha trionfato: Emilio Riva è stato condannato ad un anno e 6 mesi di reclusione (la sentenza giunge dalla Cassazione, il che significa che è definitiva).

Riva è stato condannato per danno ambientale? Bhé, non esageriamo: prima che si arrivi a mandare in galera chi inquina, ce ne vorrà di tempo.
No. Qui si tratta di "tentata violenza privata e frode processuale" in realzione al caso della Palazzina LAV. Luogo in cui sono stati esiliati, nel 1997, 70 dipendenti ILVA un po' rompiscatole (soprattutto, sindacalisti).

Pagati per non fare assolutamente nulla (chi mai non ha desiderato un simile lavoro?), alcuni hanno subito dei gravi danni pscicologici.

Ovviamente, la pena è stata sospesa (figuriamoci se ora per certe inezie si può finire in carcere!). Però a molti dei lavoratori "mobbizzati" è stato riconosciuto un risarcimento.
Non è molto, ma è un piccolo passo. Arriveremo mai a punire severamente chi compie un reato?

08 marzo 2006

La consolatio per il sindaco

La notizia la conoscono tutti: Rossana Di Bello, sindaco di Taranto, è stata condannata, in primo grado, ad un anno e quattro mesi di reclusione e all’interdizione dai pubblici uffici per sei mesi (pene sospese).
Immediata (il giorno stesso) la reazione della Di Bello: mi dimetto!.
Nonostante la fiducia nell'operato della magistratura e la certezza delle mie azioni, come sindaco di Taranto ritengo che non sia possibile governare la città con un'ombra di sospetto sul proprio operato.

Brava Rossana! Un plauso alla tua dignità. Il tuo gesto dimostra un tale buonsenso e una tale serietà, che apprezzamenti ti sono giunti anche da Massimo D'Alema.

La Legge prevede ora che il sindaco abbia tempo fino al 17 marzo (alle 15) per ritirare le dimissioni.
Certo è che sarebbe ben strano, dopo le parole sopra riportate, un ripensamento della nostra Prima Cittadina.
Che figura ci farebbe la Di Bello se, dopo aver detto che non è possibile ricoprire la carica di sindaco dopo questa sentenza, decidesse di tornare sui suoi passi?
Come minimo, potremmo considerarla troppo impulsiva.
Sicuramente, non farebbe una gran bella figura.

E allora perché, dal giorno successivo alle dimissioni, si sono moltiplicati gli inviti al ripensamento?
Quella che è iniziata con una più o meno spontanea raccolta di firme, si sta trasformando in qualcosa che ha toni drammatici.
Il 27 marzo il direttore del Teatro dell'innovazione, Leo Pantaleo, e il Comitato qualità della vita e il direttore dell'ufficio del lavoro, Saverio Creazzo, hanno posizionato dei banchetti in punti strategici della città. Sono state raccolte più di 1.000 firme (non tantissime, in una città che conta più di 250.000 abitanti, ma si tratta di un simbolo) per dimostrare solidarietà alla Di Bello.

Nei giorni seguenti è però iniziato uno strano viavai di politici, locali e non, a casa del sindaco dimissionario.
Con il volto serioso e scuro, i primi a farsi fotografare nell'ascensore dell'abitazione della Di Bello sono stati i fedelissimi della lista "Con Di Bello".
"Rossana è serena"; "è circondata dall'affetto dei suoi cari"; "nonostante tutto, andrà avanti con la sua vita"
Queste le frasi con cui hanno descritto il colloquio.
Sono poi giunti in pellegrinaggio altri esponenti della maggiornaza.

Lunedì si sono addirittura recati a rendere omaggio anche Gianfranco Fini (in città per la presentazione delle liste per le imminenti politiche) e Adriana Poli Bortone (sindaco di Lecce):
"L'ho trovata bene", ha detto il Ministro degli Esteri.

Aiutatemi voi. Queste frasi, queste visite, questi volti funerei mi ricordano qualcosa.

Volti funerei? Naaa! Mica siamo ad un funerale. No, vi state sbagliando: se così fosse, qualcuno avrebbe portato la consolatio. Qualcuno avrebbe portato da mangiare alla famiglia in lutto. Un po' di pane, un dolce. Magari dei biscotti fatti in casa.
Biscotti fatti in casa?
Eccoli qua! Ci ha pensato Mimmo Nevoli.

La consolatio è servita!

07 marzo 2006

Come è difficile parcheggiare la domenica pomeriggio

Domenica pomeriggio. Sono le 4 e sto girando da un'ora per trovare parcheggio in Centro.
Qui forse potrei sistemarmi:

Ma c'è quel cartello a destra e non ho idea di cosa voglia dire. Certo, c'è un'altra macchina parcheggiata... Non so, non sono convinto. Del resto, sto troppo lontano da dove voglio andare (200 metri a piedi: stiamo scherzando?).



Hanno anche occupato i miei posti preferiti: quelli sulle strisce pedonali!

Vediamo se riesco a trovare un parcheggio in doppia fila. Certo, qualche pirla potrebbe rimanere bloccato. Ma chi se ne fraga! Peggio per lui che ha occupato un posto regolarmente! E poi, si tratta solo di 5 minuti. Al massimo, se dovesse fare storie, gli dirò che ho lasciato l'auto per andare dal medico. Se non mi crederà, pazienza. Tanto, che può fare: chiamare i vigili? Ah! Ah!


Un ghigno solca il mio viso, quando improvvisamente vedo un posto.


Naaa! E dovrei mettermi tra due macchine? Accanto a quello che si è preso il posto sul marmo bianco? No, quelle strisce blu sono troppo demodè e non ho intenzione di prendere posti scartati da altri (del resto, dovrei fare almeno 2 metri in più a piedi per raggiungere via D'Aquino).
No. E' deciso: continuo!

Uff! Oggi è proprio impossibile. Mannaggia a me e a quando non ho ascoltato la mia vocina interiore che mi diceva di prendere la moto. Hanno creato i posti appositi e nessuno li usa. Avrei risparmiato un sacco di tempo.



No, niente moto: sono occupati anche quei posti. Chissà se chi ha ideato questi parcheggi riservati aveva pensato a questo tipo di utilizzo.
Chissenefrega! Tanto, non c'è posto neanche lì.

Sono infuriato, non ne posso più. Questa è l'ultima: in fondo a Via Di Palma, dove hanno messo lo spartitraffico per il parcheggio delle moto. Vuoi che di domenica pomeriggio sia tutto occupato anche lì?

Si: è occupato anche lì.
Cosa mi resta da fare? Conntinuare a girare, alla ricerca di qualche portone aperto: lì potrò parcheggiare il mio fuoristrada e andare e scendere a comprare le sigarette!

Ce la farò. O sì se ce la farò!

06 marzo 2006

La progenie di Shylock

Shylock sarebbe ben contento di vedere i suoi discendenti così ben insediati nella città.
Al di là delle sue aspettative, aver scalzato i nobili mercanti dai loro troni e averne preso il posto.
“Fossi nato ora, in tale città”, probabilmente mormorerebbe a fior di labbra.
“Non più essere vilipeso e ghettizzato, guardato dall’alto in basso e sbeffeggiato, non più oggetto di osservazioni villane e scortesi.
Essere io a rivolgermi con degnazione e superbia ai clienti. Colonizzare interi isolati con le mie vetrine di merci costose e contraffatte.
Tutte le cattive abitudini che qui regnano (scortesia, alterigia, grossolanità) erano già mie prima che essi venissero al mondo. Chi mai ha dato loro il consenso di appropriarsene? Dovrebbero pagarmi i diritti!
Oh, povero Antonio. Invero la tua è la parte triste su questo palcoscenico, in questa tragicommedia. Allora ti sei salvato, la città era un’altra, i tempi erano diversi. Qui ti sei affossato, ridotto a un fantasma di quel che eri. La tua progenie di nobili gentiluomini, pronti a qualunque sacrificio, disponibili fino alla morte, cortesi e per nulla avidi si è estinta.
Ora trionfa la mia discendenza. Uomini famelici di denaro, mai soddisfatti di quel che possiedono, astiosi nei confronti di chi a loro si rivolge, mai gentili o disponibili, capaci di ignorarti fino a che non intravedono il luccichio dell’oro nelle tue tasche.
Ecco lì le befane che preparano filtri di bellezza. Là le megere che costruiscono la casa di marzapane e cioccolato per qualche sprovveduto Hansel o Gretel. Lì un colosso dai piedi d’argilla. Qui nitori e bagliori, qua numeri magici ripetuti più volte, lì baronetti inglesi e là celebri corse di cavalli… E sono tutti figli miei!
Ecco, uno spaurito cliente. Sta entrando. Chiede scusa del disturbo. Chiede qualcosa…”
- No, non è disponibile. No, è troppo difficile: bisogna conoscere il codice dell’oggetto.
- Ma scusi, se non lo sa lei che è il negoziante, vuole che glielo dica io?
- Certamente! Posso stare a perdere tempo qui con lei e le sue strane pretese?
- Non è questo il suo compito?
- No, il mio compito è prenderle i soldi e basta. Anzi, mi ha già fatto perdere tempo! Mi dia i soldi e facciamola finita!
“Oh, me felice che sono capitato qui! Questo è il Paese della Cuccagna! Qui diventerò ricco, con poco sforzo”.

04 marzo 2006

Contrabbando e Confcommercio

Dal Corriere del Mezzogiorno di oggi:
LA DENUNCIA DI CONFCOMMERCIO
"Al Borgo è tornato il contrabbando"

Cito qua e là il trafiletto:
Agli angoli delle strade di Taranto sono ricomparsi i banchetti delle sigarette di contrabbando

Oddio, non è che la notizia sia tanto fresca, dato che i venditori di sigarette di contrabbando sono nuovamente in giro da almeno un paio di mesi. E dire che "sono ricomparsi i banchetti" non è che sia proprio vero, visto che la vendita avviene senza alcun tipo di supporto. Il povero contrabbandiere (al momento ce n'è uno solo in centro) è costretto a stare in piedi tutta la serata, con le sigarette nascoste all'interno del giubbotto (bianco, così siete in grado di riconoscerlo immediatamente). Comunque, questa figura del venditore di sigarette col banchetto fa più scena ed è quindi un peccatuccio veniale che possiamo perdonare al giornalista.
Sono spuntati anche nel centro della città, in via D'Aquino.

Aggiungo: lo trovate, soprattutto la domenica sera (al momento lavora part time), all'angolo di via Acclavio o di Via De Cesare.
Tolgono clienti ai tabaccai,

Mmmm! Dove vorrà andare a parare l'articolo? Vuoi vedere che non ce ne importa niente dei danni all'Erario, ma siamo più preoccupati dai danni per i commercianti di Taranto? Stiamo a vedere e continuiamo la lettura:
la categoria ha fatto due conti, ha calcolato i rischi per la propria attività legale e ha messo in allarme l'associazione dei commercianti. Confcommercio ha prontamente girato la comunicazione alla prefettura.

Alla faccia del prontamente: due mesi!

Segue l'intervista ad Angelo Colella, direttore della Confcommercio di Taranto, il quale dice che:
[...] i tabaccai sono preoccupati sia per il volume degli affari che per una questione di ordine pubblico. L'altra sera, sembra che ci sia stata una rissa che solo per caso non è degenerata.

Eh? I tabaccai sono preoccupati per l'ordine pubblico, minato dalla presenza dei contrabbandieri di sigarette? L'altra sera sembra che ci sia stata una rissa causata dalla vendita di sigarette di contrabbando?
Ma dico, siamo impazziti? La città va a pezzi, ognuno in Centro fa quello che vuole (sporca, deturpa, imbratta...) e il contrabbando non è un sintomo ma la causa di questo stato di abbandono in cui versa Taranto?

Ma è possibile che i commercianti tarantini, pur di veder valere i propri diritti, siano disposti a dire e a fare qualsiasi cosa?

Anni fa i contrabbandieri vendevano tranquillamente su tutta via D'Aquino. Era una cosa all'ordine del giorno, alla quale ci eravamo rassegnati a causa della latitanza delle Istituzioni. Per eliminare questo problema, ci volle la morte di alcuni finanzieri pugliesi, che persero la vita durante l'inseguimento di fuoristrada blindati carichi di sigarette.
Dopo quei tragici episodi, la Guardia di Finanza decise di intervenire, stroncando, nel giro di pochi giorni, il traffico di sigarette di contrabbando fermando tutti i venditori ambulanti.

Ora si sta tornando all'antico. Le Istituzioni hanno nuovamente abbandonato il campo, permettendo ai vandali di scorrazzare indisturbati in città e ai contrabbandieri di vendere la propria merce in pieno centro. Perché non si è fatto nulla prima? Perché i commercianti tarantini non erano preoccupati per l'ordine pubblico!

Cosa dire: speriamo che la Confcommercio inizi a preoccuparsi per tutti gli altri problemi di Taranto, altrimenti stiamo freschi ad aspettare che chi di dovere si muova.

P.S.: l'intervista ad Angelo Colella si chiude così:
La situazione migliorerà quando saranno installate le videocamere di sorveglianza

Di questo ve ne parlerò in un altro articolo.

03 marzo 2006

Hanno arrestato "Maura"

Studio 100 è per me una fonte inesauribile di spunti di riflessione.
L'edizione delle 14 parla dell'arresto di 3 spacciatori a Taranto.
Nel servizio, sono stati menzionati i nomi degli arrestati, dei quali sono anche state anche mostrate le foto.
Tra questi, Mauro X (scusate, ma capirete tra poco il perché di questa X), meglio noto come "Maura".
Chi è "Maura"? "Maura" è un travestito che bazzica il Centro di sera. E' (era) molto facile incontrarlo, vestito da donna, aggirarsi per via D'Aquino e via Berardi.

"Maura" non è stato condannato, non è ancora stato processato, eppure nome e foto vengono diffusi come se niente fosse.

Tutto ciò mi ha riportato in mente una vicenda di pochi giorni fa (la notizia è stata diffusa il 23 febbraio): Sequestrati oltre 1500 capi d’abbigliamento contraffatti.

Quoto parte del comunicato diffuso dalla Guardia di Finanza e praticamente ricopiato paro paro da giornali e telegiornali locali:
I militari hanno operato 3 perquisizioni ad altrettanti negozi situati in pieno centro cittadino e conosciuti per la vendita di capi di abbigliamento griffati di alta moda, ma i capi in vendita erano contraffatti.

Quindi, se ho ben capito, è giusto sapere che un noto travestito tarantino spaccia droga (o, meglio, si presume che spacci droga: ancora non è stato condannato), è giusto farci sapere il suo nome e mostrarci la sua foto, ma non è lecito farci sapere in quali negozi compriamo vestiti taroccati pagandoli per nuovi?

I miei complimenti alla stampa locale. Come sempre, dalla parte del cittadino.

Quindi, per rispetto verso "Maura", mi limiterò a scrivere solo il suo nome di battesimo, aggiungendo una X al posto del cognome.

Ai negozianti truffaldini, invece, che dire? Continuate pure a fare i vostri affari sporchi.
Io, finché non verranno fatti i nomi, andrò a fare i miei acquisti in provincia.

02 marzo 2006

Babà fa proseliti

Invogliati dall'esempio di Babà, rinfrancati dalla certezza che le proprie gesta rimarranno visibili per chissà quanto tempo, in Piazza Maria Immacolata spuntano come funghi nuovi grafomani.


Questa mattina osservavo ammirato la frase scritta qualche sera fa sul bordo della fontana, quando ho sentito l'irresistibile impulso di girarmi.

Che stupore! Che meraviglia! Dopo Babà, anche CCCC ha voluto comunicare alla cittadinanza intera i propri sentimenti (in questo caso, verso Fiorellino suo):

FIORELLINO MIO T.A.
2 ANNI CCCC...

Come non commuoversi di fronte a queste dimostrazioni di affetto da parte dei giovani Tarantini? Come non essere grati al nostro Comune per la mancata rimozione di queste scritte?

Altrove avrebbero cancellato queste parole d'amore. Se fossero state insozzate le vetrine di qualche negozio, sarebbe scoppiato un putiferio. Giornali, telegiornali, radio locali si sarebbero scagliati contro questi "atti di vandalismo". Si sarebbero sprecati fiumi di parole sull'inciviltà dilagante a Taranto.
Invece, questa volta, nessuno è interessato. Nessuno ha subito danni (se non la cittadinanza intera). E allora, lasciamo che tutto rimanga così, in attesa di qualche altro innamorato che decida di condividere con noi i propri sentimenti.

Anzi! Una proposta. Perché non cambiare il nome della piazza? Che ne dite di chiamarla "Piazza dell'Amore"?

P.S.: proprio oggi, al telegiornale di Studio 100 hanno detto che la Questura ha aumentato la vigilanza notturna contro gli atti vandalici. Pare che ci siamo più pattuglie che controllano Piazza Maria Immacolata, Piazza delle Vittoria e Piazza Garibaldi.
In effetti, ieri sera ho notato due macchine della polizia ferme su via Berardi e un bel gruppetto di Poliziotti intenti a chiacchierare fra di loro. Alla loro vista, mi sono subito sentito più sicuro.

01 marzo 2006

Concittadini Illustri

Oggi, il Corriere della Sera parla (indirettamente) di una nostra concittadina: Mariella Calò.
Non è che nell'articolo in questione il giornalista (Gian Antonio Stella) usi parole lusinghiere per la Presidentessa dell'UDC di Taranto. Ma, come si suol dire, l'importante è che se ne parli.

Riporto qui qualche stralcio:

Deciso a svecchiare la cultura italiana, l'apposito ministro Rocco Buttiglione è un fumaiolo di idee. L'ultima è l'espulsione dai vertici dell’Istituto Luce dello storico Piero Melograni, quello sventolato come prova che Forza Italia era il «partito dei professori », per sostituirlo con la gentile signora Mariella Calò.

Che certo, non ha mai scritto un libro, non ha mai prodotto un saggio, non è mai stata protagonista del più modesto evento culturale registrato in Italia ma vanta un merito: è presidentessa dell'Udc di Taranto. Le pellicole americane si danno lustro con Tarantino? E noi, tiè, abbiamo la tarantina. La nomina della donna, una mora piacente che nella città pugliese è pressoché ignota perfino a chi si occupa di politica se non come moglie dell'avvocato Franz Calderoni, amico dell'onorevole Udc Michele Tucci, non è però che l'ultima delle scelte contestate al responsabile dei Beni culturali.[...]

Interessante la chiusura dell'articolo:

Che te ne fai di uno storico rompiscatole se puoi avere una sconosciuta ma docile amica di partito?

Bè, che dire: abbiamo una Tarantina ai vertici dell'Istituto Luce.
Lo dicevo io che il livello culturale del Tarantino medio è decisamente alto!